Ab biamo conosciuto tempi migliori,
bevuto neve, vino, psicadelici liquori, letto con le
candele dormito tra betulle,
abbracciato l 'enzuola come fossero fanciulle, arancia rotolare
nel letto di
Natale e carta moschicida appesa sulla trave,
e donna in penombra nel catina
coi capelli, il chiaro dell 'aia, lo scuro dei ti nelli,
uccelli e ragazzi non avevano
confini, passavano nei triangoli fra grondai e campanili,
siepi e zufoli e
frecce erano la nostra giostra,
fossati e letamai come gambe nell 'inchiostro.
Ho conosciuto l 'elettricità sui muri della grande camera,
fili bianchi di
seta sopra eliche di ceramica,
su su come regnatele sul soffitto di assi, le
le mappe dei corsari sul mare dei
Sargassi e risa a risuonare nel me
gafono dei secchi
rimbalzare sulle pietre delle stalle come specchi,
l 'odore di latte e di orina toglie
fiato e il calore alcolico delle lampade sul capo,
ho visto buoi e pioppi nel lento
digerire le acustiche fontane, bagnarmi scarpe e cuore,
salire su dagli argini
tirando con la fionda e l 'adice curvare
dormendo come il volgare.
Gorghi, soffioni, bolle e ragni galleggianti,
polle, canali, canne, cavedani
parlanti, meli fin l 'orizzonte,
sull 'orizzonte
Uganeo,
Arqua,
Praglia,
Monselice e poi là
in fondo
Abano.
Le inclinazioni e i piani, i sogni e le passioni,
talenti, urgenze, lacrime, richieste, studi,
Così pensavo il tempo, gonfiando la saliva,
disteso sotto il salice, guardando l 'altra
riva.
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